Skip to main content

via Salaria 195, angolo v.le Liegi, 00198 Roma

Il termine “Hikikomori” è giapponese e significa “stare in disparte”: ad oggi viene utilizzato per riferirsi ai ragazzi che restano per la maggior parte del tempo chiusi in casa, evitando il contatto con l’esterno, un comportamento noto come ritiro sociale.
Il ritiro sociale è un fenomeno per il quale un adolescente evita attivamente le situazioni sociali, poiché percepite come stressanti, minacciose o cronicamente fallimentari.
Possiamo considerare questo comportamento come una forma di estrema difesa dall’ansia sociale: quando la socialità diventa fonte di tensione, irrigidimento e paura, adottare il ritiro sociale come soluzione permette di evitare queste spiacevoli sensazioni.
E’ come se l’adolescente non avesse altre protezioni o risorse rispetto all’eventualità di un dolore o di uno stress relativo alle situazioni sociali, pertanto l’unica soluzione è non averne, chiudendosi in casa.
Ma da dove nascono queste sensazioni e qual è l’origine del ritiro sociale in adolescenza?
Un temperamento introverso ed una base comportamentale tendente alla timidezza possono essere terreno fertile per il comportamento di ritiro sociale, associata ad una costante e crescente percezione di minaccia a livello sociale, le cui origini vanno indagate caso per caso.

Il ritiro sociale è un problema molto serio, poiché rappresenta una “via di fuga” ad un problema che, anziché venire risolto, si alimenta sempre più, andando ad inficiare il corretto sviluppo sociale in adolescenza, oltre che a precludere incontri e socialità che rappresentano parte della linfa vitale umana, specialmente in adolescenza.
Ricordiamo, infatti, che uno dei compiti evolutivi dell’adolescente è proprio quello di formarsi un’identità al di fuori delle mura di casa, andando ad interagire con gli altri, facendo esperienze di gruppo: è in queste occasioni che possono nascere amicizie significative, o i primi amori, così come le prime delusioni o esclusioni: avvenimenti felici e avvenimenti che fanno male, entrambi necessari alla crescita.
Tuttavia, un adolescente che inizia a percepirsi spesso come non capace, non incluso, non apprezzato, o al contrario a percepire gli altri come non capaci, non interessanti o non interessati, fa esperienza di malesseri emotivi forti e non fa esperienza degli aspetti positivi della socialità, dunque decide di rifuggirla, decide che è meglio stare da soli.
Restando confinato nelle mura di casa, il rischio è che l’adolescente, che ha già iniziato a vedere il “fuori” come ostile e privo di significato, cada in un vortice in cui il mondo esterno venga percepito via via più minaccioso e, per difesa, scelga di stare sempre più dentro la sua camera, riducendo le interazioni sociali all’osso.

Adolescente Hikikomori: quali sono i rischi?

Il rischio di cronicizzazione del comportamento di ritiro è fortemente elevato, per il semplice motivo che tanto più si rifuggono le sfide sociali, quanto più aumenterà l’incapacità -effettiva ed auto percepita- di farne fronte, aumentandone la percezione di minaccia, che accresce a sua volta il ritiro, in un circolo vizioso senza fine.

A questo comportamento si associano, poi, ulteriori rischi e complicazioni: la possibilità dell’instaurarsi di dipendenze da internet, da gaming da utilizzo di sostanze come cannabis o benzodiazepine sono concrete e dipendono da persona a persona.
Così come l’inacerbarsi di sintomi ansiogeni relativi non più esclusivamente al sociale, ma via via di carattere sempre più generalizzato.

Cosa fare se il proprio figlio resta sempre chiuso in camera?

In questi casi la via del dialogo può essere impervia, poiché l’adolescente è in uno stato di chiusura e difesa totali.
Tuttavia, ciò non deve impedire di effettuare dei tentativi, armandosi di pazienza, costanza ed amorevolezza.
L'adolescenza è un periodo molto sensibile in cui l'identità dell'individuo è in delicata formazione, per questo motivo è necessario saperne identificare i comportamenti a rischio quanto prima ed intervenire in maniera preventiva al fine di minimizzare le possibilità di ricaduta del malessere sulle varie aree di sviluppo.
Se la situazione dell’adolescente genera forte preoccupazione, rivolgersi ad uno Psicologo dello Sviluppo rappresenta un atto importante al fine di salvaguardare il suo benessere: la consulenza specialistica è, infatti, uno strumento di indagine mirato a far chiarezza sulla situazione dell’adolescente, ed è utile in special modo per fornire un senso ai significati del suo comportamento.
Che cosa sta comunicando con questo atteggiamento? Quali fratture si sono verificate nel suo mondo interiore per fare sì che la camera risulti l'unico luogo in cui si sente al riparo?
In che modo è a contatto con la propria emotività e di quali risorse dispone per poter rifiorire?

Questi sono alcuni dei quesiti sui quali andiamo a riflettere insieme nello studio di Psicologia.
In sinstesi, è fondamentale saper osservare con cura i segnali dell'adolescente e decidere di agire con consapevolezza per salvaguardarne il benessere presente e futuro.