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Negli ultimi anni il fenomeno del mobile gaming ha preso sempre più piede, con una grande vastità di titoli ed applicazioni disponibili per gli smartphone.

Giocare con il cellulare può essere un momento di svago, di distrazione e di incontro con altri amichetti.
È però sulla parola “momento” che vorrei porre l’accento: il cellulare è, come sappiamo, un oggetto che ci portiamo appresso nella vita di tutti i giorni e il fatto che il bambino lo abbia sempre appresso rende la possibilità di giocare immediata, accessibile all’istante e in qualsiasi momento.
Dunque, il principale rischio del mobile gaming, è che non vi siano “momenti” dedicati al gioco, ma che il gioco diventi sempre disponibile, perdendo parte del suo significato

Il gioco sempre disponibile e l'incapacità ad autoregolarsi

E’, infatti, parte dei compiti evolutivi del bambino comprendere che c’è un momento per ogni attività: momenti per giocare, momenti per fare i compiti, momenti per mangiare e così via.
Quando i “confini” fra questi momenti diventano confusi, lo sviluppo dell’autoregolazione viene intaccato, con possibili influenze negative sulle capacità di attenzione, concentrazione, regolazione degli impulsi, resistenza alla gratificazione.
Inoltre, parte del significato delle attività come il gioco è proprio il lasso di tempo limitato che gli è concesso: il bambino non vede l’ora di giocare, di potersi riunire con i suoi amichetti, e non vorrebbe mai che questo tempo finisse.

Ricordiamoci quando eravamo piccoli, le ore volavano e nel momento in cui nostra mamma o nostro papà ci richiamava per la cena, ad esempio, non saremmo mai voluti rientrare: giocare era una risorsa dalla disponibilità limitata, per questo era così preziosa.
Nel momento in cui questi confini temporali vengono a spezzarsi, anche il valore dell’attività stessa viene meno ed il desiderio del bambino viene meno: il desiderio è una componente motivazionale fortissima, che deriva dalla mancanza di qualcosa e di raggiungerla.
È fondamentale, per il bambino, imparare a desiderare, poiché è certamente dal desiderio che nasce la voglia di raggiungere obiettivi, nell’infanzia così come nell’età adulta. Imparare a desiderare è una componente che può permettere al bambino di crescere in un adulto volenteroso e non annoiato.

Perché il bambino non riesce a staccarsi dal cellulare?

Potremmo tuttavia obiettare che i bambini vogliono sempre giocare al cellulare, dunque desiderano farlo: in realtà questa volontà di giocare è più una forma di dipendenza molto simile a quella che si sviluppa in adolescenza e di contrasto alla noia che non un vero e proprio desiderio.
Giocare al cellulare riempie ogni “buco vuoto” della vita del bambino e diventa in qualche modo il suo “ciuccio elettronico”, non gioca più per desiderio, gioca perché non può farne a meno.
Inoltre, i giochi su cellulare sono estremamente ben curati, esattamente come quelli per le console -ti consiglio di guardare il mio articolo su Fortnite per saperne di più-  e possiedono tutti gli elementi per non annoiare mai, risucchiando il bambino all’interno dell’attività.
Imparare a gestire la noia rientra nei compiti evolutivi del bambino: saper regolare i propri impulsi, imparare l’autocontrollo e la gestione di sé stessi passa anche attraverso il saper fronteggiare la noia.

In che modo gli stimoli tecnologici possono compromettere lo sviluppo del bambino?

Importante, anche, osservare come più tempo il bambino passa sul cellulare, più si perde tutto il resto che il mondo ha da offrirgli.
E forse è proprio questo uno dei punti che può generare maggiore riflessione: può essere che il bambino necessiti di maggiori stimoli dall’ambiente in cui è inserito? Può forse essere che quello che ha intorno non gli fornisca abbastanza motivazioni dal fare qualcosa di diverso?
O ancora, può avere delle difficoltà nel giocare di persona? Può non avere amici?

Come spesso accade, i due fenomeni si influenzano vicendevolmente: se il bambino non si sente stimolato dall’esterno, si rivolge al cellulare, che a sua volta lo risucchia sempre più, in un circolo vizioso che è di difficile analisi.

Fatte queste premesse, siamo lontani dal demonizzare l’utilizzo del cellulare: le tecnologie sono presenti e avanzano che ci piaccia o meno, l’importante è essere consapeovli dei rischi e delle opportunità legati al mondo digitale.
Se il cellulare diventa l’unico modo di giocare che il bambino ha, se ci passa troppo tempo sopra, è chiaro che possiamo essere di fronte a un segnale da non ignorare.

Bambini troppo attaccati al cellulare: quando chiamare lo Psicologo dello Sviluppo?

Il gioco del bambino è una parte fondamentale della sua vita e può darci importanti indizi sul suo benessere psichico e socioemotivo: nel momento in cui questi diventa oggetto di preoccupazione, è opportuno rivolgersi a uno specialista.
Una consulenza con uno Psicologo dello Sviluppo rappresenta un atto preventivo, uno strumento di indagine su misura che può scongiurare il cronicizzarsi di comportamenti disfunzionali ed evitare l’insorgere di ulteriori problemi che possano intaccare il suo benessere presente e futuro.