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Ansia da iperproduttività: da dove viene e come liberarsene

Essere costantemente produttivi è una norma che nella società odierna si è consolidata ed ha raggiunto livelli eccessivi.
Il risultato di questa "pressione a riuscire"?  Stress, somatizzazioni, impossibilità a rilassarsi, in breve: ansia da iperproduttività.

Come si manifesta l'ansia da iperproduttività?

I segnali comportamentali di questo tipo di ansia sono molteplici:

  • Tendenza a svegliarsi la mattina prima della sveglia, in special modo durante i weekend, con battito accelerato, pensieri intrusivi e possibile sudorazione.
  • Impossibilità a rilassarsi e a gestire il tempo "correttamente", laddove c'è un preconcetto su come il tempo dovrebbe essere impiegato (ne parleremo meglio in un articolo a venire). Sensazione che il tempo in cui ci si rilassa è tempo perso.
  • Difficoltà ad addormentarsi, legata in special modo a pensieri intrusivi riguardanti il lavoro e i compiti da portare a termine.
  • Sensazione di essere sopraffatti dalle inumerevoli cose da portare a termine, che sembrano accumularsi costantemente.
  • Overthinking: pensieri intrusivi che interrompono il funzionamento quotidiano e impediscono la focalizzazione.
  • Comportamenti disfunzionali per la riduzione dello stress: bere a fine giornata, fumare, fare utilizzo di benzodiazepine.
  • Comportamenti disfunzionali per l'aumento della produttività : consumare quantità di caffè eccessive, utilizzare energy drink.

Se ti ritrovi ad esperire uno o più di questi comportamenti, il tuo corpo ti sta mandando un segnale forte e chiaro.

Ansia da iperproduttività: da dove viene

L'ansia da produttività ha il suo nucleo nell'identificazione del proprio valore nella propria capacità di produrre.
Ci sono due elementi principali che giocano un ruolo centrale in questo sentimento: elementi individuali, diversi per ognuno di noi (ci arriviamo a fine articolo) ed elementi culutrali.
La cultura odierna ha infatti una matrice fortemente antropocentrica, ovvero mette l'uomo al centro di tutto e, come mezzo di espressione dell'uomo al centro di tutto pone ciò che l'uomo fa, ovvero ciò che riesce a produrre tangibilmente, in maniera misurabile e oggettiva.
Questo tipo di "standardizzazione" e "modellizzazione" dell'uomo in una sorta di prodotto industriale ha come risultato il sentirsi un essere umano "difettoso" se non si dovessero soddisfare le aspettative sulla propria produttività.
Un altro tipo di risultato di questo antropocentrismo è la costante pressione con il paragone, che è uno dei primi fattori che incide sull'apprezzamento della vita personale.
Tutto questo circolo vizioso e perverso ricade sull' individualità e sui sentimenti personali, con temi di fallimento che accrescono e sensazioni di colpa per non aver ancora raggiunto i risultati desiderati.

Io sono vs io faccio: l'identificazione con il proprio mestiere

Un esempio pratico di ciò che ho descritto fin'ora si verifica nel dire "io sono + *mestiere*" piuttosto che "io faccio + *mestiere*".
Ad esempio, "io mi chiamo Lorenzo e sono un falegname", piuttosto che "io sono Lorenzo e faccio il falegname", due prospettive completamente diverse.
Se dovessi chiederti di identificarti senza descrivere ciò che hai studiato o che tipo di lavoro fai, quanta parte di te sentiresti che ti porto via?

Come affrontare l'ansia da iperproduttività

Abbiamo parlato finora di cultura e dell'influenza che questa ha sul nostro comportamento e sui nostri pensieri e sentimenti, dunque in primo luogo la cosa principale da fare è prendere consapevolezza che essere una persona significa essere influenzati dalla normativa, dalla cultura e dall'ambiente in cui si ritrova. Questo passo è necessario e utile nel comprendere che, a volte, i propri pensieri non sono "propri", ma derivano da influenze esterne.
Saper cogliere questa sfumatura è un'arma importante che consente di allontanarsi dall'identificazione del proprio valore con la produttività.
In secondo luogo, ci sono tutta una serie di attività e buone pratiche che nel quotidiano possono aiutarti:

  • eliminare il cellulare la mattina al fine di ridurre la direzione delle tue risorse attentive verso l'esterno (in special modo aprire i social la mattina può essere un vero disastro).
  • curare l'igiene del sonno: niente luci blu (schermi di qualsiasi tipo) almeno un'ora prima di andare a dormire favorisce il ritmo sonno-veglia grazie alla regolare secrezione di melatonina.
  • ridurre le sostanze stimolanti: caffè, ginseng, the, energy drink.
  • praticare sport e fare attività fisica in generale: favorisce il rilassamento e ti consente di stare nel tuo corpo oltre che nella tua mente.

Perché sei in ansia proprio TU? Il ruolo dello Psicologo

L'ultimo argomento che mi resta da coprire riguarda gli elementi individuali che fanno si che proprio tu stia provando ansia da produttività in questo periodo.
Ovviamente mi è impossibile coprire l'individualità di ognuno all'interno di un articolo, per questo motivo posso fare riferimento a situazioni probabilistiche: probabilmente è un periodo di transizione della tua vita in cui situazioni specifiche, siano esse lavorative, personali o relazionali, hanno raggiunto un determinato limite e ti richiedono un cambiamento e la maturazione di nuove competenze. Le competenze di cui parlo sono risorse emotive e psicologiche che servono per saper affrontare un cambio di prospettiva e di conseguenza alleviare il carico emotivo della situazione di difficoltà in cui ti ritrovi.
È qui che entra in gioco lo Psicologo: attraverso il colloquio psicologico il mio ruolo è quello di riflettere insieme a te sulla tua situazione specifica, aiutandoti a far emergere le tue risorse e a limitare le criticità al fine di riappropriarti di una quotidianità serena.
Il mio ruolo non è quello di sostituirmi alle tue decisioni e non è nemmeno quello di "darti dei consigli", ma è quello di comprendere la tua specifica situazione, attraverso un ascolto empatico e professionale, arrivando ad avere un quadro dettagliato delle difficoltà che stai attraversando, per poi ritrovare insieme gli strumenti che ti permetteranno di affrontare questo sentimento in maniera costruttiva ed efficace.
Se vuoi sapere come funziona il primo colloquio psicologico, puoi leggere questo articolo.
Inoltre, per qualsiasi domanda o necessità, puoi contattarmi utilizzando il bottone qui sotto.