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via Salaria 195, angolo v.le Liegi, 00198 Roma

Fin da piccoli ci capita di dover silenziare delle emozioni.
Ci dicono "non piangere", insegnandoci ad accumulare.
E così cresciamo pensando di aver imparato a "gestire" le emozioni, ma ciò che in realtà facciamo è accumulare stress.

Reprimere non è gestire: come hai accumulato tutto questo stress?

A causa di fattori educativi che si sono imposti e sono stati perpetuati a livello storico e culturale, reprimere le proprie emozioni negative come la tristezza, la delusione e la rabbia è una tendenza molto comune ed è causa di malessere, incomprensioni e insoddisfazione; in una parola: stress.
La verità è che le emozioni non si comandano: hanno tempi e modi diversi rispetto a quelli che la nostra cultura ci impone e che tentiamo di soffocare nello strenuo tentativo di andare avanti, produrre, lavorare.

Tutto quello che, inconsapevolmente, reprimiamo esce sotto altre forme: mangiamo troppo, o troppo poco, ci trattiamo male, feriamo gli altri (specialmente chi amiamo di più), non dormiamo, ci svegliamo la mattina con ansia, angoscia, paura o noia, affoghiamo la nostra vita di impegni, facendoci poi venire l'ansia, e li combattiamo con soluzioni disfunzionali, poiché non riusciamo a reggerne l'urto.

Risultato? Stiamo male e tendiamo ad attribuire questo malessere ad una parola generica: lo "stress", il passepartout per spiegare tutti i dissapori della vita quotidiana.
La vita quotidiana è una vita stressata e sembra non poter essere diversamente.

Per questo il sogno diventa una casa in campagna con gli uccellini, l'orto, il silenzio.

Gestire lo stress osservandolo: che cos'è realmente?

Proviamo ad andare oltre alla parola "stress".
Proviamo a chiederci cosa c'è dietro, da che cosa è composto, come mai ha un'azione talmente forte sul nostro quotidiano: osservandolo attentamente possiamo notare come lo stress che proviamo è composto da rabbia, tristezza, paure, preoccupazioni, eventi non elaborati, risposte soffocate, aspettative non corrisposte, incomprensioni mai risolte, in un insieme che si aggroviglia e con cui non riusciamo ad entrare in contatto.

Tutto questo perché ci hanno insegnato a non osservare, a mettere a tacere le emozioni spiacevoli, a non comunicarle.
E noi abbiamo interiorizzato questo modo di essere come "giusto". Lo abbiamo applicato su di noi, lo abbiamo fatto nostro.

È ora di spezzare questa rappresentazione malsana della persona, noi non siamo macchine.

Come gestire lo stress efficacemente? Il ruolo delle emozioni

Partiamo dal principio: le emozioni sono uguali per tutta l'umanità, sono il nostro linguaggio, la nostra essenza, la nostra bussola.
Ma cosa succede nel momento in cui si sviluppano a partire da un ambiente sociale che ha dei limiti e delle credenze disfunzionali?

Ad esempio: la vergogna è un'emozione che nasce dalla paura di aver dato un'immagine di Sè sbagliata e irrimediabilmente compromessa. Una forma disfunzionale di vergogna è "i maschi non piangono": quanti maschi sono cresciuti soffocando le loro fragilità in nome del machismo a partire da questa convinzione?

Allo stesso modo vale per il soffocamento delle altre emozioni, cioè di ciò che sentiamo e a cui non ci hanno insegnato a dare un nome, o meglio a darne uno generico, stress: una sorta di nemico invisibile, troppo poco definito per poter essere combattuto efficacemente e che la narrativa odierna vuole necessariamente inserire come ospite sgradito ma inamovibile nelle nostre vite.

Non dev'essere così.

Imparare a gestire lo stress è possibile: ecco cosa serve

Gestire lo stress efficacemente è possibile a partire dal saper osservare le proprie emozioni.
Se è un qualcosa che non hai imparato a fare, la colpa non è tua, ma del sistema educativo in cui si è inseriti e cresciuti.
Un sistema che promuove l'andare a velocità supersonica senza osservarsi, come cavalli coi paraocchi: così facendo non facciamo altro che commettere gli stessi errori, confermarci gli stessi pensieri, le stesse ipotesi e, guardacaso, anziché stare bene, accumulare stress.

Cambiare è possibile, a patto che vi sia la voglia di mettersi in discussione: il focus del mio lavoro come psicologo sulla gestione dello stress si basa proprio sull'aiutare chi ho di fronte nella maturazione di nuovi strumenti emotivi, ovvero sull'imparare ad osservare le proprie emozioni, essere in grado di riconoscerle e di saperle affrontare in maniera funzionale al fine di operare gradualmente un cambiamento concreto sul vivere quotidiano.
Il requisito necessario per cambiare e non essere più sopraffatti dallo stress risiede dunque nella capacità di lavorare su di sé, con impegno, voglia di cambiare e crescere.

Esattamente come per tutte le cose significative della vita.