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Il gioco del bambino: quali tappe deve rispettare?

Giocare è l'attività principale del bambino: è il suo modo di esplorare sé stesso e il mondo esterno, è il suo modo per capire come le proprie azioni hanno un effetto sulla realtà e fino a dove può spingersi. Inoltre, quando il gioco diventa sociale, ovvero giocato con gli altri, rappresenta il primo inserimento in una piccola comunità: una società fatta di bambini, dove ci si regola vicendevolmente e dove si impara a convivere con gli altri, a rispettarne i ritmi e le differenze, a proporre la propria individualità all'interno di un contesto più ampio dove oltre a mettere Sè c'è da sapersi integrare con gli altri.

Per questi e altri motivi, il gioco è un'attività di fondamentale importanza nella storia del bambino: di grande rilievo come fattore diagnostico, emotivo, affettivo e sociale, il gioco concorre a costituire le basi dell’adulto che verrà.

Lo sviluppo del gioco segue alcune tappe che possono variare leggermente di bambino in bambino, ma che necessitano di essere ben osservate perché, anche attraverso di esse, si può apprezzre uno sviluppo coerente ed armonioso, oppure, al contrario, notare segnali di disagio psichico.
Vediamo, dunque, come si evolve il gioco del bambino durante le varie età.

Le "tappe" del gioco del bambino

  • Nel primo anno di vita, infatti, i giochi sono per lo più di carattere sensomotorio ed esplorativo: il bambino piccolo osserva oggetti, li manipola, li sovrappone, tenta di farci delle costruzioni. In questo modo, esplora le sue modalità sensoriali, acquisisce capacità motorie fini e capisce come può agire sugli oggetti, sviluppando un primo senso di autoefficacia. Il bambino inizia dunque a comprendere che le sue azioni hanno un effetto su ciò che lo circonda, capisce che con il suo comportamento può influenzare la realtà immanente, che a determinati gesti corrispondono determinate conseguenze.

  • A partire dal secondo anno il gioco si fa più simbolico: il bambino inizia a scegliere il modo in cui i materiali di gioco saranno utilizzati, in maniera relativamente indipendente dalle loro caratteristiche fisiche. Ecco che è possibile osservare il bambino utilizzare una banana come una cornetta del telefono, uno scatolone come una fortezza, spostare dei mattoncini sul pavimento come se fossero delle macchinine, o ancora utilizzare una penna come una bacchetta magica.
    Il “come se” è ciò che caratterizza il gioco simbolico, il che rende bene l’idea di come, attraverso questa attività, i bambini possano immaginare, creare ed agire trasformativamente sulla realtà, modificandola a proprio piacimento, adattandola al proprio universo emotivo e di fantasia, distaccandola dalla concretezza immanente e dando vita ad un primo pensiero astratto.
    Per queste sue caratteristiche, il gioco simbolico è considerato un importante indicatore di sviluppo cognitivo: saper osservare il gioco simbolico del bambino significa comprendere se ci sono segnali di difficoltà cognitive precoci. Se si notano segnali di questo tipo, è importante rivolgersi ad uno specialista quanto prima.

  • Dall’età prescolare in poi, i giochi dei bambini si fanno più complessi e sociali: con il maturare dello sviluppo linguistico gli scambi comunicativi si fanno più intensi e diventano dunque una determinante del gioco, che adesso si presenta con regole e ruoli più o meno impliciti e definiti a seconda delle età.
    Nella prima età prescolare, il gioco viene definito socio-drammatico: non ha una trama fissa e invariabile, ma piuttosto oggetto di attenzione e negoziazione, non ci sono obiettivi specifici ma piuttosto dei “finali aperti”,
    È il classico gioco in cui i bambini dicono “facciamo finta che io ero… e tu eri...” e da lì si apre un mondo che non si sa né da dove inizi né dove vada a finire!
    Il gioco socio-drammatico ha un ruolo importante nel definire il mondo interiore del bambino: a seconda delle trame emotive sottese alla storia raccontata, si possono notare disagi psichici ed affettivi sommersi. Se vuoi approfondire questo argomento, ti suggerisco di leggere il mio articolo "il gioco e il mondo interiore dei bambini".

  • Dall’età scolare in poi i giochi si presentano con regole ben definite, esplicite, stabilite a priori e non possono essere oggetto di negoziazione. I bambini alle prime armi con il gioco con regole possono tentare di modificarle tramite comportamenti attribuibili al gioco socio-drammatico (es. “adesso facciamo che la carta UNO non vale”), questo perché non hanno ancora compreso appieno l’essenza fissa delle regole e la loro applicazione in direzione di tutti i giocatori: viste le penalizzazioni per chi non rispetta le regole, ecco che il bambino apprende ad ottemperarle in fretta.
    Il gioco con regole favorisce nel bambino lo sviluppo del concetto di Sé e di Altro: giocare in gruppo è come appartenere a una piccola comunità: insegna ai bambini le norme dello stare insieme, i ruoli da rispettare, le regole da ottemperare o negoziare. Potremmo dire che giocare con gli altri è il primo modo che i bambini hanno di inserirsi in una società in miniatura.
    Un bambino che ha difficoltà nel gioco con regole potrebbe star esperendo una serie di disagi da indagare attentamente con uno specialista: non essere in grado di concepire e/o rispettare delle regole potrebbe significare difficoltà di tipo educativo, come uno stile genitoriale troppo permissivo, oppure difficoltà dello sviluppo cognitivo, od ancora difficoltà nella regolazione e nel controllo degli impulsi.

Quando il gioco del bambino esprime una difficoltà?

Il gioco del bambino può essere un importante indicatore di difficoltà psicologiche: in primo luogo, se c'è uno stallo in una delle tappe sovracitate, come ad esempio un bambino che si ferma al gioco sensomotorio senza proseguire verso quello simbolico, può essere un segnale di difficoltà nello sviluppo cognitivo e rappresentativo.
Andando avanti con l'età un bambino che non gioca con gli altri può segnalare delle difficoltà di tipo relazionali oppure uno sviluppo atipico.
Nel gioco sono sempre importanti, poi, le trame emotive sottese, queste sono osservabili in ognuna delle tappe descritte in precedenza, ed emergono in particolar modo a partire dal gioco socio-drammatico in poi.

Infine, cosa dire dei giochi da "maschio" e dei giochi da "femmina"? Possono indicare una qualche difficoltà nello sviluppo?
La risposta è no: lasciar giocare il bambino con i giochi che preferisce è fondamentale, la questione "da maschio" o "da femmina" appartiene ad una storia e ad un retaggio culturale che riguarda più gli adulti che i bambini; se vuoi approfondire questo argomento, puoi leggere il mio articolo: "Giochi da femmina, giochi da maschio: riflettiamo" .
Ai bambini importa giocare, ed è importante che lo facciano nel modo che è più naturale e congeniale al loro stile.