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Le fasi adolescenziali: un modo per raccontare di sé

Durante l’adolescenza tutto cambia: il proprio corpo, i propri odori, la pelle, l’altezza, le prime cotte e le prime delusioni amorose, il gruppo di amici, le litigate in famiglia, quelle a scuola, il confronto con gli altri, il sentirsi diverso, il diventare un qualcosa che prima non si era.
Il principale compito evolutivo dell’adolescente è quello di crearsi un'identità al di fuori del nucleo familiare, di diventare qualcosa di diverso, di unico, di trovare sé stesso.
L’adolescente sente di avere il compito di diventare un qualcosa di nuovo, ma non ha idea di cosa, né di come.
Per questo motivo inizia a esplorare e a sperimentarsi, indagando le nuove opportunità che il mondo gli mette a disposizione, talvolta “ribellandosi” a ciò che gli è stato imposto.

Le fasi adolescenziali: tra esplorazione, bisogni e racconto di sé stessi

È così che durante l’adolescenza si rendono manifeste delle “fasi”, che altro non sono che un tuffo in un’identità nuova per l’adolescente: un nuovo modo di parlare, di vestirsi, di approcciarsi alle persone, di relazionarsi, di narrarsi, di raccontare di sé.
Attraverso questa ricerca di identità, attraverso questa mutevolezza, l’adolescente si sta esprimendo.
Alcune fasi sono più transitorie e repentine, altre più stabili e durevoli, ma ciò che le lega è che tutte esprimono, in maggior o minor grado, dei bisogni dell’adolescente.
E’ dunque molto importante, per il genitore, non sottovalutare le fasi adolescenziali, poiché possono indurre l'adolescente nell'attuazione di comportamenti a rischio in un momento di sviluppo particolarmente delicato.
Allo stesso modo è importante non esagerarle, non renderle catastrofiche né rifiutarle nella loro totalità.
Poiché si tratta di esperimenti ed esplorazioni, è importante comprendere che parte del comportamento manifestato durante queste fasi può essere una sovrastruttura, ovvero un esagerazione di un aspetto comportamentale che segnala la rottura fra quella che era la sua precedente identità di bambino, con quella che invece è ora la sua identità di ragazzo.
Pensiamo ad esempio al linguaggio adolescenziale, condito da vari slang e terminologie originali e fantasiose: un tipo di linguaggio che, parzialmente comprensibile dagli adulti, totalmente comprensibile nel loro gruppo di amici, sta segnalando l’appartenenza alla nuova “tribù” di compagni e rompe quella con la famiglia.

Da che cosa dipendono i tipi di cambiamento che l'adolescente mette in atto?

Molto sinteticamente potremmo dire che le fasi adolescenziali dipendono dai bisogni interni dell’adolescente e dalle richieste dell’ambiente in cui è inserito: con le dovute proporzioni, i principi validi per lo sviluppo in età adolescenziale sono gli stessi dell'età infantile.
Dunque, nella valutazione di una fase adolescenziale dovremmo sempre chiederci in che misura ciò che sta manifestando è espressione di un bisogno interiore e in che misura è il risultato di un bisogno di appartenenza ad un gruppo?
Domanda di non facile risposta, poiché spesso i due fenomeni si influenzano vicendevolmente: bisogni interiori comportano una ricerca ambientale -e, l’adolescente, a differenza del bambino, possiede un ruolo più attivo nella ricerca degli ambienti di riferimento, talvolta sfuggendo al controllo del genitore-, che a sua volta genera richieste di omologazione all’adolescente, quindi nuovi bisogni e così via.

Cosa fare se una "fase" dura troppo tempo e desta preoccupazioni?

Dunque, fatte queste premesse, quando preoccuparsi in merito a una “fase” adolescenziale, senza banalizzare o esagerare?
Questo dipende dalla problematicità del comportamento messo in atto, prendendo in esame caratteristiche quali: il tipo di sintomo, l'intensità, l'ingestibilità, il grado di coinvolgimento familiare e l'impatto sulla famiglia, la persistenza nel tempo. 

Nel momento in cui l’adolescente segnala grande disagio o mette in atto comportamenti fortemente a rischio, è importante rivolgersi ad una figura specialistica.
Una consulenza con uno Psicologo dello Sviluppo rappresenta uno strumento di indagine mirato a far chiarezza sulla situazione dell’adolescente, comprendendola a fondo e individuando criticità da contenere e punti di forza da cui ripartire.
Un primo colloquio si configura, dunque, come un atto di prevenzione utile a fare chiarezza sul comportamento problematico che, se trascurato, è in grado di comportare rischi anche consistenti sul benessere psicofisico presente e futuro dell’adolescente.