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Indice:
Paura delle malattie

Disturbo da ansia di malattia 

Il disturbo di ansia di malattia, più comunemente conosciuta come ipocondria, riguarda  un eccessivo e irreale stato di preoccupazione e paura per la propria  salute. Ne consegue un comportamento organizzato attorno a evitamenti, controlli medici, rassicurazioni. Un circolo vizioso che si autoalimenta.  

Oltre il sintomo: cosa sta davvero accadendo?

 Il sintomo svolge una funzione:

  • Regola l’ansia diffusa: spostandola su un oggetto concreto (il corpo), la rende paradossalmente più gestibile.
  • Mantiene equilibri relazionali: può attivare cura, attenzione, vicinanza, o al contrario distanza e conflitto.
  • Organizza l’identità: la persona si definisce progressivamente come “fragile”, “a rischio”, “in allerta”.

Il disturbo, il tentativo di controllare l’imprevedibile. Il corpo diventa il teatro dove si gioca una battaglia più ampia: quella tra bisogno di controllo e impossibilità di ottenerlo completamente.

Il circuito che mantiene il problema

Il funzionamento è circolare, non lineare. Tipicamente osserviamo:

  1. Attivazione interna (sensazione corporea, pensiero intrusivo)
  2. Interpretazione catastrofica (“è qualcosa di grave”)
  3. Aumento dell’ansia
  4. Strategie di controllo (ricerche online, visite mediche, rassicurazioni)
  5. Sollievo temporaneo
  6. Rinforzo del ciclo

Quello che sembra proteggere, in realtà mantiene il problema. Ogni controllo conferma implicitamente che il pericolo è reale.

Perché proprio il corpo?

Il corpo è immediato, ambiguo e sempre presente. È il luogo perfetto per proiettare l’incertezza. In molti casi, l’attenzione ipocondriaca emerge in fasi di transizione, perdita o cambiamento: momenti in cui il sistema persona-relazioni perde stabilità.

La domanda sistemica non è “cosa non va in te?”, ma “in quale contesto questo sintomo ha senso?”.

Psicoterapia sistemica: come si interviene davvero

La psicoterapia sistemica non lavora contro il sintomo, ma con la logica che lo sostiene. L’obiettivo non è eliminare l’ipocondria in modo diretto, ma modificare ciò che la rende necessaria.

1. Ridefinizione del problema
Il primo passaggio è spostare il focus: da “ho paura di essere malato” a “sto utilizzando il corpo per gestire qualcosa di più ampio”. Questo cambia radicalmente la posizione del paziente: da vittima passiva a parte attiva di un sistema.

2. Interruzione dei tentativi di soluzione disfunzionali
Controlli, rassicurazioni, evitamenti: vengono analizzati e progressivamente modulati. Non eliminati bruscamente, ma resi visibili e quindi trasformabili.

3. Lavoro sulle relazioni
Chi rassicura? Chi si allontana? Come reagisce l’ambiente? Il sintomo spesso organizza le dinamiche familiari o di coppia. Cambiare queste risposte modifica direttamente il disturbo.

4. Espansione della tolleranza all’incertezza
Il punto non è convincere la persona che “non ha nulla”, ma aiutarla a stare nel margine inevitabile di incertezza senza attivare il circuito fobico.

5. Ristrutturazione narrativa
La persona viene accompagnata a costruire una nuova storia su di sé: non più centrata sulla fragilità corporea, ma sulla capacità di attraversare l’ansia.

Superare l’ipocondria: cosa significa davvero

“Superare” non significa smettere di sentire il corpo o eliminare ogni preoccupazione. Significa:

  • Ridurre l’urgenza del controllo
  • Modificare il significato attribuito alle sensazioni
  • Recuperare libertà comportamentale
  • Uscire dal ruolo di “sorvegliato speciale della propria salute”

È un cambiamento qualitativo, non solo quantitativo.

Un passaggio cruciale: dal controllo al contatto

L’ipocondria è, in fondo, una forma di iper-controllo che sostituisce il contatto. Contatto con le emozioni, con i bisogni, con le relazioni. La psicoterapia sistemica lavora proprio su questo scarto: riportare la persona dall’ossessione per il corpo alla connessione con il proprio sistema di vita.

Rendere inutile l'esistenza del sintomo

L’ipocondria non è un errore da correggere, ma un linguaggio da comprendere. Più lo si combatte frontalmente, più si irrigidisce. Più lo si ascolta nella sua funzione, più diventa trasformabile.
La psicoterapia sistemica offre una via precisa: non spegnere il sintomo, ma rendere inutile la sua esistenza. E quando il sistema cambia, il sintomo – semplicemente – non serve più.
 

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