Instagram e Tik Tok ci prosciugano: cause e soluzioni dell’affaticamento da social
L'affaticamento da social
Generalmente, dopo essere stato su Instagram o Tik Tok, come ti senti?
Meglio? Quasi impossibile che accada.
Più distratto, arrabbiato, ansioso, stanco? Molto più probabile.
Ma com’è possibile che la mente soffra di “affaticamento da social”?
Ci sono 2 ragioni da tenere in considerazione, vediamole insieme.
Come mai il social ci stanca?
Il sentirsi stanchi e distratti dal social deriva da una posizione passivizzante in cui ci relazioniamo ad essi: immaginiamoci da fuori, mentre siamo al cellulare, rapiti dallo schermo e con l’unica attività -automatica- di scrollare con il pollice. Ciò che succede è che guardiamo, assorbiamo, ma non generiamo nulla, non immaginiamo, non mettiamo nulla di nostro.
Nel rapporto col social non c’è intenzionalità da parte nostra, né un reale coinvolgimento, ma piuttosto un rapporto unidirezionale in cui la piattaforma ci dà in pasto dei contenuti belli, succulenti, colorati e, in apparenza, “migliori” della vita reale. E noi li mangiamo, li consumiamo, ce ne ingozziamo con voracità, passando rapidamente da un contenuto all’altro.
Ed è proprio questo parallelismo fra social e cibo che ci conduce al secondo punto,
Attenzione al “feed”: l’alimentazione forzata
Quando penso alla posizione dei social nei nostri confronti, mi viene sempre in mente quello dei produttori di foie-gras con le anatre: per realizzare il foie-gras le anatre vengono bloccate ed alimentate a forza finché il loro fegato non diventa grosso come un palloncino.
Allo stesso modo i social ci inchiodano allo schermo rimpinzandoci di contenuti, facendo diventare il nostro cervello gonfio come un palloncino.
Ed esattamente come quando, dopo una grossa abbuffata, facciamo fatica ad alzarci da tavola, allo stesso modo dopo un’overdose da cibo digitale, facciamo fatica a far funzionare il nostro cervello come dovrebbe.
Sono gli stessi social a suggerire questo immaginario, con il termine “feed”, ovvero il posto dove i contenuti abitano: “feed” significa proprio “nutrire”, “dar da mangiare”, dunque, il loro intento nel volter alimentare l’utenza è esplicito.
Come rompere il circolo vizioso
Abbiamo detto che i social ci affaticano per due ragioni: ci privano dell’immaginazione, della capacità di generare idee originali, mettendoci in una posizione passiva di “voyeur” e ci rimpinzano di cibo digitale ingolfando il nostro cervello di contenuti e stimoli non rilevanti ed effimeri.
Va da sé che l’utilizzo quotidiano di questi strumenti crea assuefazione e che per rompere questo circolo vizioso sia necessaria una serie di buone pratiche:
- A partire dal parallelismo col cibo, la dieta è fondamentale: “dieta” è tutto ciò che ingeriamo, dal cibo, alle notizie sui media, al rumore delle nostre città, alle parole che ci sentiamo dire e che ci diciamo ogni giorno. Dunque, per riappropriarsi di un sano equilibrio mentale, è necessario applicare una attenta riflessione su quelle che sono le nostre abitudini giornaliere, anche in termini di social, e rinnovarle con cognizione di causa.
Approfondisco questo argomento nell’articolo: “Nutrire la mente con le abitudini: la diaita” - In secondo luogo, è molto importante essere a conoscenza del fatto che l’utilizzo dei social può direzionare la giornata: tanto prima si aprono i social, tanto più grande è la possibilità di una giornata meno piena e soddisfacente. Questo perché a livello neurochimico la giornata viene impostata su una ricerca continua di dopamina da stimoli esterni piuttosto che dalla realizzazione di compiti significativi: questo tema è di grande rilevanza e lo tratto con maggiore cura nell’articolo “Aprire i social la mattina: come rovinarsi la giornata”
- Infine, è doveroso ricordare che i social creano molto rumore nelle nostre vite e che, forse, ciò che inconsciamente cerchiamo: una distrazione che ci permetta di non pensare, qualcosa che ci distragga dal terrore del silenzio. In questi casi serve ricordare, però, che il silenzio è generativo: per quanto possa essere terrificante in primo luogo, è soltanto dal silenzio che possiamo sentire veramente chi siamo e cosa vogliamo fare. Solo tramite il silenzio è possibile ascoltare, dunque ascoltarsi, e i social, questo, ce lo portano via.