Skip to main content

via Salaria 195, angolo v.le Liegi, 00198 Roma

Comunicare è un'attività di cruciale importanza per l'essere umano: attraverso la comunicazione si condividono affetti, emozioni, informazioni, legami.
La comunicazione può essere, dunque, il nostro più grande alleato quando saputa utilizzare, ma può anche essere il più grande scoglio che incontriamo quando non abbiamo (o ci vengono negati) gli strumenti giusti per poterla affrontare.

Scopo di questo articolo è fornire uno spunto di riflessione su 5 atteggiamenti che fanno la differenza nel nostro modo di comunicare .

5 atteggiamenti che possono aiutare a risolvere l'incomunicabilità. Cominciamo:

  1. Ascoltare per capire, non per rispondere: fare silenzio dentro di sé è il requisito necessario per poter contenere ciò che l’altro ha da dirci.
    Se il nostro contenitore è già pieno, ciò che l’altra persona vorrà comunicare straborderà e finiremo per avere un dialogo dove nessuno realmente si comprende.
    Ascoltare significa essere aperti ad udire anche ciò che non ci piace o che non vorremo sentirci dire, per questo richiede coraggio, apertura mentale e pazienza.

  2. Non pontificare: nessuno è il portavoce della verità assoluta in terra.
    La comunicazione è uno scambio e non può esserci scambio nel momento in cui una persona rinuncia a mettersi in discussione.
    Ogni scambio comunicativo può essere un’occasione per imparare qualcosa: chiunque incontri saprà qualcosa che tu non sai.
    Dialogare significa sapersi mettere da parte per favorire l’emergere di un contenuto condiviso: nel momento in cui si impone la propria verità, fallisce lo scopo del dialogo. Certo, il dialogo può essere un’occasione di conferma di Sé, ma questo è un effetto collaterale più che un’intenzione. Se si parte con l’intenzione di essere confermati, non si sta realmente dialogando, piuttosto si sta cercando uno specchio.

  3. Non comparare i vissuti personali: “c’è chi sta peggio”, “se tu stai così allora io che dovrei dire?”.
    Ogni esperienza è estremamente soggettiva e non può essere paragonata. Nel momento in cui paragoniamo le esperienze le stiamo decontestualizzando, delegittimando e privando del loro significato più profondo.
    Questo atteggiamento pone un muro emotivo fra Sè e il proprio interlocutore, che vede le proprie emozioni svalutate e messe in secondo piano.
    Accogliere e legittimare le emozioni altrui è il modo migliore per creare un terreno comunicativo fertile, dove alla competizione si sostituisce la cooperazione.

  4. Niente multitasking: non solo con il cellulare, ma anche con i pensieri.
    Quando comunichiamo, è importante essere presenti: nel momento in cui la nostra attenzione è divisa, non possiamo realmente essere presenti nella comunicazione, il che significa necessariamente non coglierne l’interezza.
    Quanto è frustrante vedere che l'altra persona si distrae, maneggia il cellulare, guarda da un'altra parte, sembra interessata ad altro, mentre le stiamo dicendo qualcosa?
    Comunicare significa trasmettere emozioni e sentimenti: nel momento in cui termina un dialogo, non ricordiamo esattamente ogni parola che è stata pronunciata, ma ricordiamo bene i sentimenti che ci hanno attraversato e la sensazione di connessione con l’altra persona: capirsi ed essere capiti è una questione di presenza nel qui ed ora comunicativo.

  5. Sapersi sorprendere: essere aperti ad udire lo straordinario, il fuori dal comune.
    Se siamo realmente pronti ad ascoltare, facendo silenzio dentro di noi, mettendo da parte i pregiudizi e le credenze con cui ci siamo costruiti, l’altra persona lo avverte e si lascia andare. Quando il dialogo si fa più intenso, più vero, una sensazione di connessione ci coglie, ci apriamo l’un altro, e ci meravigliamo di quante cose abbiamo, in realtà, da dirci.