Perché hai sviluppato una bassa autostima?
L’autostima e l’immagine di Sé
Pensiamo all’autostima come alla rappresentazione mentale che abbiamo di noi stessi: una “foto interiore” che ci accompagna ogni giorno e che mostra ciò che pensiamo di essere, con i nostri punti forti, i nostri limiti, il nostro valore.
Questa immagine non è per forza “oggettiva”, piuttosto è una costruzione: ovvero è il frutto di anni di messaggi ricevuti, di confronti sociali, di vissuti personali e, soprattutto, della loro elaborazione.
Carl Rogers, uno dei padri della psicologia umanistica, ci ha aiutato a capire meglio i motivi di una bassa autostima, parlando di due aspetti importanti:
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Il Sé reale: è ciò che sentiamo di essere ad oggi, ovvero tutto quell’insieme di caratteristiche con cui ci identifichiamo.
Sto parlando, ad esempio, delle nostre abilità sociali, lavorative, del nostro status socioeconomico, della nostra immagine corporea, in altre parole, di ciò che ci rende “noi”.
È un concetto molto ampio, poiché ogni persona ha una sua modalità di percepirsi, di sentirsi e di descriversi, nella quale fornisce più “peso” o “valore” a determinate caratteristiche e meno ad altre.
Potremmo dire, dunque, che il concetto di Sé reale sei tu che rispondi alla domanda “chi sono ad oggi?” -
Il Sé ideale: è ciò che vorremmo essere.
L'immagine di noi migliori, più intraprendenti, più capaci, semplicemente: “più”.
È un Sé desiderato, che si basa su tanti fattori: aspettative personali, aspettative della società, aspettative situazionali (ovvero legate alla situazione specifica in cui stiamo vivendo: sul lavoro ci si aspetta che io… e invece a casa ci si aspetta che io…)
Anche questo concetto di Sé ideale ha una sua costruzione che dipende dai nostri valori, dalle nostre esperienze, dalla nostra storia, dunque da ciò che abbiamo appreso durante il corso della nostra esistenza.
Il Sé ideale sei tu che ti chiedi “chi vorrei essere?”
Una giusta distanza tra questi due Sé è fondamentale affinché il nostro Sé desiderato ci aiuti nella sua funzione di guida, dunque nel voler migliorare in alcuni aspetti della nostra persona.
Una distanza troppo grande tra questi due aspetti del Sé porterà, invece, ad un conflitto interno, sortendo l’effetto opposto: quello di abbatterci e farci vedere il mondo attraverso una lente distorta, opaca.
È in questo caso che l’immagine di Sé diventa una rozza caricatura di ciò che siamo: il problema è che la prendiamo per vera e finiamo per crederci, abbattendoci.
Ma c’è una buona notizia: ciò che impariamo a credere non dev’essere necessariamente immutabile.
La psicologia ci serve proprio a capire questo: ciò che crediamo ha un’origine che, una volta analizzata e compresa, ci aiuta a correggere il tiro e ritornare a poter essere soddisfatti di noi stessi.
Cosa c’è dietro un’immagine distorta di Sé?
Nessuno nasce con una visione distorta di sé.
Questa si forma col tempo, spesso in modo silenzioso e sottile.
Ci sono esperienze che possono influenzare molto il modo in cui impariamo a vederci:
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L’infanzia è uno dei periodi più delicati.
Se siamo cresciuti in ambienti in cui venivamo criticati spesso, in cui si premiava solo la performance o non si dava spazio all’emotività, potremmo aver imparato a pensare che il nostro valore dipende solo da quanto facciamo, non da chi siamo. - Il sistema familiare può trasmettere messaggi impliciti molto potenti: “devi essere il migliore”, “non ti devi lamentare”, “non far vedere che stai male”. Questi messaggi, anche se detti con buone intenzioni, ci insegnano a nascondere parti di noi.
- La scuola, le amicizie, l’adolescenza: altri momenti in cui i confronti, le etichette o le umiliazioni possono lasciare il segno. Quel brutto voto, quella frase detta da un insegnante, quell’esclusione da una festa, quell’amore non corrisposto, possono sembrare episodi isolati, ma per un adolescente in costruzione sono tasselli che vanno a comporre l’immagine che poi avrà di sé.
Conoscere queste origini non serve a trovare colpevoli, ma a iniziare a mettere ordine e a capire che forse, se oggi ci vediamo in modo svalutante, non è perché siamo così, ma perché lo abbiamo imparato.
L’autostima è strettamente collegata al modo in cui ci vediamo.
Se la nostra immagine interiore è piena di giudizi, insicurezze e paure, sarà difficile sentire di “valere”, anche quando le cose vanno bene.
È come vivere con un filtro costante: tutto viene interpretato attraverso l’idea, spesso distorta, che abbiamo di noi.
Ricostruire un’immagine di Sé più sana: pratiche giornaliere
Non esiste una “formula magica”, ma esistono attività concrete che aiutano a costruire una visione di sé più autentica, più gentile e più allineata alla realtà.
Costruire una buona immagine di sé non significa dirsi ogni giorno che si è fantastici.
Significa riconoscere i propri limiti, accettare le fragilità, valorizzare i punti di forza e, soprattutto, smettere di definirsi solo attraverso gli occhi del passato o degli altri.
Un buon esercizio può essere scrivere ogni sera tre cose che hai fatto e che riflettono chi sei davvero, al di là del risultato.
Non serve che siano “grandi imprese”, a volte basta ricordarsi che oggi ti sei preso cura di te.
Quando è utile chiedere un supporto professionale
Se leggendo tutto questo ti sei riconosciuta/o in alcune parti, sappi che è già un buon inizio: la consapevolezza è il primo passo per cambiare.
Ma se senti che da sola o da solo non riesci ad andare oltre certe convinzioni su di te, forse è il momento di farti accompagnare.
Un percorso psicologico ti può aiutare a esplorare e rinnovare la tua immagine interiore in modo profondo e sicuro, cucito su di te: non è un percorso standard, ma un lavoro su misura per la tua persona, per la tua storia, per i tuoi dubbi, per le tue domande e, soprattutto, per le tue risorse.
Se sei in un momento di difficoltà e vuoi descrivermi come ti senti, puoi utilizzare il bottone “contatta” qui sotto per inviarmi un messaggio.
Se vuoi sapere di più su come funziona il supporto psicologico, puoi visualizzare l’articolo “Consulenza Psicologica per Giovani Adulti”