psicologoromalaura rinellaDott.ssa Laura Rinella  Psicologa Psicoterapeuta                                                  Iscr.Ordine Psicologi Lazio n. 6246
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psicologoromanordautostimaL'AUTOSTIMA, PREZIOSA ALLEATA.  COME INCREMENTARLA?

 

L’autostima è il valore che una persona attribuisce a se stessa ed è data dalla differenza tra ciò che realmente si è, il sé reale, e ciò che si vorrebbe essere, il sé ideale. Tanto più la differenza è apprezzabile, tanto più bassa sarà l’autostima.

Ma da cosa dipende questa attribuzione di valore? In che modo una persona giunge a formarsi un parere su se stessa? E quanto l’autostima influisce sul nostro benessere psichico, sulle nostre motivazioni, sui nostri comportamenti, sulle nostre relazioni con gli altri?

La stima di sé stessi scaturisce da un processo di auto-osservazione, da rimandi e confronti da e con l'ambiente circostante mediati da processi affettivi e cognitivi. Tra i molti fattori implicati, del tutto fondamentali sono i contesti in cui cresciamo con le relazioni che in essi si sviluppano e intercorrono, tra cui  il più importante è certamente  la famiglia e ciò che in essa accade.

Un contesto familiare  poco supportivo, scarsamente o per nulla validante o critico, con richieste di standard troppo elevati o difficili da raggiungere, ad esempio, sarebbe in grado di influire con segno negativo e in modo determinante sul grado di autostima.

Uguali o peggiori effetti li può produrre un ambiente rigido, poco flessibile, poco disposto a riconoscere l’alterità della persona e con ricorrenti modalità relazionali improprie come  squalifiche o, peggio ancora, disconferme .

Anche un ambiente familiare scarsamente autonomizzante, iperprotettivo, limitante o ansiogeno è in grado di influire negativamente sulla costruzione dell’autostima.

Quelli citati sono solo alcuni dei possibili fattori che, anche interrelati tra loro, sono in grado di interferire negativamente con la costruzione di un buon concetto di sé.

Viceversa, rispetto a quanto detto finora, un ambiente familiare supportivo e validante, è una base importante su cui porre le fondamenta di una buona autostima.

Anche i contesti extra familiari e le esperienze che in essi si vivono, costituiscono altre fonti che concorrono a plasmare la percezione che abbiamo di noi stessi.

Strettamente correlata all’autostima, anzi ne fa parte, è il senso di  autoefficacia ovvero il grado di fiducia  che nutriamo nelle capacità di padroneggiare noi stessi, il nostro comportamento, specifiche situazioni e richieste ambientali, di mettere in atto competenze e abilità, porsi obiettivi,  conseguire  risultati.

Il confronto con gli altri, è un altro elemento che ha a che fare con l' autostima. Quando è scarsa il confronto negativo è costante, andando a  confermare in modo ricorsivo il basso concetto di sé.

Il grado di autostima e di autoefficacia, hanno un’influenza determinante sul nostro comportamento, sulle nostre relazioni, su come le intendiamo e le viviamo,  sulle nostre motivazioni, sugli obiettivi che ci poniamo e sul modo in cui li perseguiamo.

Se il nostro grado di autostima è basso, non saremo mai abbastanza bravi, perfetti, un errore sarà in grado di gettarci nello sconforto più cupo.

Un buon grado di autostima, viceversa,  ci permette di sentirci a nostro agio con noi stessi e di conseguenza con gli altri, ci rende più facile intessere i nostri rapporti col prossimo, di  porci e raggiungere obiettivi.

Se abbiamo un senso insufficiente del nostro valore avremo paura di sbagliare, saremo esitanti, sempre sulle difensive, penseremo che gli altri siano sempre pronti a giudicarci, e tutto ciò ci ritornerà indietro come un boomerang. Determineremo inconsapevolmente con il nostro comportamento  proprio ciò che temevamo.

Ecco spiegato allora come il nostro grado di autostima, sia in grado di permeare in maniera consistente la nostra vita e di influire sul nostro rapporto con gli altri, sul raggiungimento dei nostri obiettivi e, di conseguenza, anche sul nostro umore, sul nostro grado di benessere psichico. In effetti  la carenza di autostima risulta spesso  essere correlata, tra gli altri, a disturbi d’ansia e dell’umore.

Importante è dunque fare attenzione  a quello che pensiamo e ci diciamo su noi stessi, cioè al  nostro dialogo interno.

Ci congratuliamo con noi stessi quando raggiungiamo un obiettivo o siamo portati a considerare gli errori anche piccoli a criticarci? Non siamo mai contenti di come facciamo le cose? Siamo troppo esigenti con noi stessi? I nostri standard sono troppo elevati? Cosa ci dice la nostra vocina interiore?

MIGLIORARE L'AUTOSTIMA E' POSSIBILE?

Certamente sì, comprendendo ciò che sta dietro a un suo grado carente e lavorando sugli  aspetti che lo sostengono.

Cambiare, falsificare le idee e le convinzioni erronee che abbiano su noi stessi, smettere di criticarci, vedere il buono che c'è in noi, accettarci per come siamo, congratularsi per ciò che di buono facciamo, vivere un po' alla volta piccole esperienze positive che ci confermino le nostre abilità e capacità. Sono alcuni modi per alzare il grado di autostima.

In altre parole imparare a guardare a se stessi da un’altra prospettiva, positiva, comportandoci di conseguenza e vivendo esperienze diverse che ci aiutino a confermarci il nostro valore.

La guida di uno psicologo attraverso un percorso ad hoc ritagliato sul singolo caso, è opportuno quando il livello di autostima è tale da portarci sofferenza e incidere in vari modi sul nostro benessere psichico e sulla nostra qualità di vita.

BIBLIOGRAFIA: Boscolo; Terapia sistemica individuale, Cortina

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Le nuove dipendenze o new addiction

Le nuove dipendenze  o new addiction sono dipendenze senza sostanze, diffussesi abbastanza recentemente  in seguito ai cambiamenti socio-economici, culturali, alla globalizzazione, all'avanzare delle nuove tecnologie e del virtuale. 

Per dipendenza senza sostanza o new addiction - si fa riferimento a una multiformità di attività/comportamenti da cui l’individuo dipende e a cui non può rinunciare per il proprio funzionamento.

Come sono ad esempio le dipendenze da internet, da videogiochi, da sesso on line e reale, da gioco d’azzardo, da shopping compulsivo, da smartphone, da lavoro, da sport e nell'ambito delle relazioni la dipendenza affettiva.

Si tratta di vere e proprie dipendenze che si vengono a instaurare partendo da una probabile condizione predisponente di disagio interiore.

Come si instaura la dipendenza?

Il meccanismo d’azione per cui viene a instaurarsi l’addiction è il medesimo di quello della dipendenza da sostanze, così come le neuroscienze hanno evidenziato.

L’attività messa in atto procura un piacere immediato, un rinforzo positivo che stimola successivamente la sua ricerca e la motivazione al suo “consumo”.

Tale meccanismo  ha forti correlati a livello neurobiologico, come del resto è ben illustrato dalle ricerche scientifiche presenti in letteratura.

Uno stimolo, un’attività che provoca piacere comporta infatti il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che dona una sensazione di piacere immediato, effetti positivi sul tono dell’umore e funge da rinforzo positivo, tale da  condurre alla reiterarazione dell’esperienza gratificante per ricevere la ricompensa.

Il comportamento dipendente diviene così  abituale, ripetitivo e pervasivo del quotidiano perché l’oggetto della dipendenza diventa una fonte di benessere insostituibile senza il quale l’individuo dipendente non riesce a stare.

La sua mancanza provoca vissuti di disagio, di malessere, irritabilità, cattivo umore, un rinforzo negativo.   Vissuti spiacevoli che il dipendente tenta di contrastare attraverso l’attività da cui dipende.

Ne diviene dunque  schiavo per poter funzionare, per sfuggire al probabile malessere o al vuoto da cui è partito il circolo vizioso. 

Una volta instaurata la dipendenza, cronicizzata, diventa perciò molto difficile da eliminare.  Causa anzi tolleranza, per cui più la si porta avanti, più le dosi di essa dovranno aumentare per ottenere lo stesso piacere gratificante, la ricompensa.

La giornata può trascorrere nel dedicarsi alla dipendenza o nella tensione per l'attesa di essa. Caratteristico è il craving, pensiero desiderante, un desiderio imperioso che chiede di essere soddisfatto senza indugi.

La persona che è alle prese iniziali con una dipendenza pensa di poter porne fine quando lo desidera. Il classico “smetto quando voglio”.

Ma non è così, proprio per il meccanismo descritto poco sopra il soggetto ha perso il controllo della situazione. Al tentativo di riprenderlo si sentirà, infatti, in forte difficoltà, impossibilitata a farlo.
 
 
Le cause delle addiction

Per via del concetto di multicausalità non è possibile evidenziare una causa particolare poiché è una somma di variabili da individuare caso per caso che può portare all’instaurarsi di una dipendenza.

Resta comunque evidente la funzione di fuga da una realtà interna spiacevole, da un disagio che si cerca di zittire immergendosi in qualcosa di apparentemente gratificante, ma che in realtà è una trappola dalla quale riesce difficile uscire.

Una trappola che aggiunge malessere al malessere, aggrovigliando sempre più la matassa di cui venire a capo per ritrovare equilibrio.

Come uscire dalla dipendenza

I tentativi di uscire da soli da una dipendenza si rivelano spesso fallimentari, proprio per i meccanismi già descritti che la contraddistinguono.

E’ pertanto raccomandato rivolgersi a uno specialista della salute mentale, come lo psicologo psicoterapeuta per valutazione diretta ed eventuale psicoterapia atta ad accompagnare la persona a liberarsi dalla propria dipendenza.

BIBLIOGRAFIA:  V. Caretti, D.La Barbera, Le nuove dipendenze diagnosi e clinica, Carocci

 

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