psicologoromalaura rinellaDott.ssa Laura Rinella  Psicologa Psicoterapeuta                                                  Iscr.Ordine Psicologi Lazio n. 6246
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adolescenteisolatoQuando l’adolescente si isola

L'adolescente isolato, che si chiude al mondo, cresce senza la possibilità di fare esperienze fondamentali e maturative, mutilato di quei confronti significativi con il mondo reale, delle relazioni, della socialità, delle norme, dei confronti con  i pari e con gli adulti significativi e di tutto quel bagaglio di vissuti che contribuiscono alla sua crescita, alla maturazione della propria identità e personalità integrata.
Ma perché un ragazzo si chiude nella propria stanza e soprattutto cosa possono fare i genitori per aiutarlo?

1) Crescita e individuazione     2) La cameretta come spazio di crescita   3) Quando l'adolescente si isola   4)Come intervenire

 

l'isolamento sociale non va sottovalutato ma affrontato tempestivamente

Quando un ragazzo varca la soglia dell’adolescenza, il processo di individuazione è prossimo al culmine: ai cambiamenti fisici si accompagnano quelli mentali/ psichici e relazionali.
E proprio in relazione a questo percorso di crescita che l’adolescente sente il bisogno di conquistare la propria autonomia e indipendenza rispetto alla propria famiglia.
Meno spazio sarà dedicato alla compresenza con i genitori con la definizione di uno spazio privato solo per sé, mentre si verifica un’apertura verso la socialità, il rapporto con i pari e con il gruppo di appartenenza.
 
2)Il magico mondo della cameretta
 
Lo spazio fisico che per primo ci segnala la necessità dell’adolescente di crescere e camminare a grandi passi sul sentiero dell’autonomia è la sua camera che diventa un luogo sicuro in cui rifugiarsi.
Chiudere le porte della propria stanza significa avere uno spazio fisico e emotivo per stare da solo con sé stesso, con le sue emozioni, con i suoi cambiamenti, dove ricercare indipendenza dai genitori.
Nelle mura della sua camera l’adolescente sta costruendo una sua identità, fatta di inclusioni (comprende, accoglie e modella ciò che gli piace) e di contrasti, di rivisitazioni e rifiuti verso ciò che, al momento, gli appare negativo o da riconsiderare (su tutti i genitori idealizzati e la relazione con loro).

Dunque, il chiudersi in camera degli adolescenti è un processo fisiologico, naturalmente correlato alla crescita, alla conquista di sé, della propria autonomia e individuazione.
Niente di cui preoccuparsi allora se la cameretta diventa per l’adolescente luogo sacro e inviolabile dai genitori, dove trascorrere più tempo che in epoche precedenti, ma con equilibrio.
 
3)Se si incrina l'equilibrio fra gli spazi vitali dell’adolescente-l'isolamento
 
C'è  tuttavia un equilibrio anche nel “chiudersi in camera”, che deve essere sì uno spazio sicuro per l’adolescente, ma non l’unico spazio della sua vita.
Dovrebbe infatti sussistere un certo equilibrio nel tempo speso tra gli ambiti in cui l’adolescente si muove cioè quello individuale, familiare, extra familiare (istituzionale/scolastico/sportivo), gruppo dei pari/relazioni amicali.
Un equilibrio che tuttavia talvolta si può incrinare e la cameretta può diventare il luogo in cui viene speso gran parte del proprio tempo quotidiano a discapito delle altre attività e spazi.
 
Questa modalità può divenire persistente e poi pervasiva della quotidianità dell’adolescente, il quale può poi infatti restringere drasticamente e annullare il tempo dedicato alle attività quotidiane tipiche dell’età (scuola, studio, sport, amicizie). Finisce così per ritrovarsi sempre più impegnato in attività solitarie, a scapito della socialità, fino a disinvestire sulla scuola, sulle attività sportive, arrivando talvolta a non uscire nemmeno di casa. Il ritmo della giornata cambia, fino ad arrivare a una tipica inversione del ritmo sonno-veglia.
 
Ciò che si manifesta allora è un vero e proprio comportamento di ritiro sociale perpetuato, dove l’adolescente elude attivamente e costantemente ogni proposta di coinvolgimento da parte di familiari e amici con l’instaurarsi dell’evitamento di ogni situazione sociale come strategia di coping disadattiva, confluendo ad esempio in un disturbo di ansia/fobia sociale.
L’adolescente sta così involontariamente comunicando una profonda sofferenza, un blocco, un’impasse che da solo non riesce a superare.
 
Le cause di un disagio possono essere le più diverse, pensiamo all’individuo come un organismo bio-psico-sociale e unico in cui la difficoltà si può leggere in termini ampi, come un interrelarsi di concause sfavorevoli (peculiarità personali e apporti ambientali) che producono determinati effetti patologici sempre differenti, sia per qualità sia per intensità, per ogni individuo, anche a parità di input.
 
L’isolamento spesso ha a che fare con difficoltà ad affrontare le richieste ambientali, le pressioni sociali, il confronto con gli altri, il timore del giudizio, la paura del fallimento, di non essere all’altezza delle situazioni, che sarebbero esse stesse il portato dell’intreccio tra i fattori sopra citati.
 
I comportamenti di ritiro sociale, ovvero di isolamento, possono verificarsi in tutte le età, ma giocano un ruolo significativo specialmente durante l’adolescenza, poiché è in questa età che l’appartenenza e, per contrasto, la non-appartenenza a determinati gruppi e ai contesti extra-familiari (scuola, associazioni sportive o di attività varie) sono estremamente salienti per quanto concerne lo sviluppo e l’affinamento delle competenze sociali, relazionali e la maturazione della propria identità. In particolare il gruppo dei pari ha una funzione di inclusione, ha determinate norme implicite in cui il singolo necessita di rispecchiarsi per potervi appartenere, ed è fonte di confronto e crescita.
 
4)Come intervenire per spezzare l'isolamento

Cosa dovrebbe fare, allora, un genitore in questi casi?
L’adolescenza è un periodo di delicati equilibri, in cui tutti i nodi vengono al pettine e una leggera scossa può provocare un cataclisma.
Al di là delle differenze individuali, ci sono però delle situazioni comuni in cui l’adolescente è seriamente a rischio: quando il comportamento di ritiro sociale si protrae per un tempo significativo è necessario rivolgersi a un professionista del settore come lo psicologo/psicoterapeuta per indagare e comprendere le aree di sofferenza dell’adolescente e strutturare un percorso che possa consentirgli di ritrovare serenità e il giusto equilibrio fra indipendenza e socialità.
 
I campanelli d’allarme iniziali dunque non sono da sottovalutare ed è bene intervenire per tempo, prima che la situazione si cronicizzi e si strutturi in un disturbo vero e proprio.
L’approccio sistemico-relazionale è particolarmente indicato per i disagi adolescenziali e per fornire ai genitori indicazioni utili nella gestione del loro rapporto col figlio e con la sua sofferenza.
 
BIBLIOGRAFIA:  M. Andolfi, C. Loriedo, V. Ugazio - Depressione e sistemi-il peso della relazione- Franco Angeli
M.  Ammanniti-Psicopatologia dello sviluppo- R. Cortina Editore
 

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           Dott. Laura Rinella Psicologa Psicoterapeuta

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