psicologoromalaura rinellaDott.ssa Laura Rinella  Psicologa Psicoterapeuta                                                  Iscr.Ordine Psicologi Lazio n. 6246
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adolescente fobia scuolaFobia della scuola in adolescenza

Il rifiuto della scuola o fobia scolare in adolescenza ha caratteristiche e manifestazioni differenti rispetto all’infanzia, fase in cui l’ansia sottostante si manifesta in modo più evidente.
A differenza del bambino, l’adolescente infatti giustifica il voler restare a casa con pretesti di vario tipo: paura di non essere preparato a sufficienza, timore di interrogazioni o prove, insegnamenti poco interessanti, disturbi somatici.
 
L’adolescente che rifiuta la scuola non ha però perso interesse o motivazione per lo studio e il suo comportamento non deriva nemmeno da pigrizia. In qualche modo il ragazzo evita di confrontarsi con una situazione spiacevole che evidenzia e peggiora il suo stato di ansia o angoscia.
 
Il rifiuto della scuola va perciò distinto dal disinvestimento scolastico nel quale l’adolescente perde progressivamente l’interesse per gli studi fino ad abbandonarli. Si tratta  di due condizioni molto differenti che non vanno confuse.

La fobia della scuola nell'adolescente segnala una difficoltà interiore, un disagio e può anche essere in comorbilità con altri disturbi, come ad esempio altre fobie, comportamenti ossessivi, stati di indifferenza, distacco, apatia, scarsa affettività, inibizione intellettiva o la manifestazione di uno stato depressivo.

La sua comparsa non è dunque da sottovalutare; il suo perdurare senza interventi adeguati può condurre  al disinvestimento scolastico e poi al drop out, con successive difficoltà di inserimento nel tessuto sociale e lavorativo.
 
Importante sottolineare che l’adolescente sta attraversando una fase difficoltosa di sviluppo, ricca di progressive trasformazioni psicofisiche, relazionali, trasformazione nella quale sono fortemente coinvolti anche i rapporti familiari.
Comprensibile dunque come le dinamiche familiari giochino un ruolo rilevante nel concorrere a determinare o sostenere il problema, così come possibili eventi critici pregressi o altro, secondo la situazione specifica.
L'apporto dei genitori  nel gestire correttamente il problema è perciò molto importante.
 
Come intervenire
 
Rivolgersi a uno psicologo/psicoterapeuta è fortemente suggerito per una valutazione diretta e specifica.
L’approccio sistemico-relazionale è particolarmente indicato per comprendere da cosa derivi e sia sostenuto il problema (fattori personali e relativi ai contesti di appartenenza del ragazzo famiglia, scuola, sociale) e poter intervenire in modo proficuo.
 
BIBLIOGRAFIA: Marcelli  Alain Bracconnier  a cura di  M. Ammaniti , A. Novelletto, Adolescenza e psicopatologia, Masson

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