psicologoromalaura rinellaDott.ssa Laura Rinella  Psicologa Psicoterapeuta                                                  Iscr.Ordine Psicologi Lazio n. 6246
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La dipendenza affettiva: quando l'amore diventa ossessione

Una certa quota di dipendenza emotiva è presente in ogni relazione, ma non tale da diventare una malsana dipendenza   dagli altri percepiti come imprescindibile fonte di sicurezza e conferma di sé (familiari,amici, partner ecc.).

Il dipendente affettivo mette la sua vita nelle mani degli altri, dominato dalla paura dell’abbandono, della perdita, del rifiuto, della solitudine, in cerca di continue rassicurazioni,  vicinanza, conferme su sé, pervaso dall’ossessione di controllare il comportamento dell’altro.

In una condizione di dipendenza affettiva si è totalmente coinvolti fino a scordarsi di se stessi e dei propri bisogni che si sostanziano nell’agognare attenzioni e rassicurazioni dall’altro, senza le quali si sprofonda in sentimenti di profondo dolore e angoscia.

Nel rapporto di coppia la dipendenza affettiva si rivela  un tentativo fallimentare di farsi amare dall’altro come vorremmo, in cui si è disposti a tutto pur di mantenere il legame dal quale di si dipende.
Ci si pone in questo modo in una relazione squilibrata, nella quale non c’è reciprocità, con conseguente perdita di potere personale, di confini tra sé e l’altro.  

La dipendenza affettiva affonda le sue radici nella storia di vita familiare e personale, in una probabile mancanza di validazioni emotive da parte delle figure primarie, in vuoti affettivi da colmare, nella paura della perdita, dell’abbandono, del rifiuto, della solitudine, in un’autostima carente.

La persona dipendente, si sottomette all’altrui volere pur di ricevere quelle briciole di attenzione e le conferme affettive che l’altro è disposto a dare.

Qualsiasi cosa è meglio dell’abbandono, del vuoto affettivo, della solitudine, la persona dipendente non può contare su se stessa, ma solo sulla presenza dell’altro e dalle sue attenzioni/conferme/rassicurazioni.

In pratica la propria autostima e (falsa) sicurezza dipendono da ciò che si riceve dall’altro in termini di conferme e attenzioni e non sul riconoscere le proprie capacità personali, le proprie risorse e anche i propri limiti. È più chiaro come l’altro in queste circostanze diventi indispensabile ed è anche più comprensibile l’altalena di alti e bassi emotivi che connotano i vissuti del dipendente affettivo in relazione al comportamento del partner e ai propri.

Ogni minima minaccia di un possibile allontanamento è ritenuta insopportabile, intollerabile, a causa delle profonda angoscia che suscita e dell’incapacità di gestire le emozioni.

L’amore diventa ossessione, i pensieri girano di continuo attorno al partner e la paura di perderlo domina la scena. La persona dipendente è in preda a emozioni fortemente spiacevoli che non riesce a gestire e che la conducono ad agire comportamenti che ne assicurino la presenza, alla ricerca di sicurezza personale .

Purtroppo in queste condizioni è l’altro che acquisisce sempre maggiore potere e questo è ancora più grave nei casi in cui il rapporto è connotato in termini di disprezzo, odio e alla presenza di un partner violento.

Qui il tentativo di farsi amare dall’altro come si vorrebbe si traduce anche nella speranza di cambiarlo, redimerlo, salvarlo, che conduce a perpetuare un circolo vizioso in cui si ripetono, consolidano e aggravano episodi di violenza, seguiti da falsi pentimenti e promesse, fino alla successiva aggressione.

Un circolo vizioso di dinamiche distorte che si autoperpetuano e connotano il ciclo della violenza. Questo rende sempre più debole il partner vittimizzato (e forte l’altro) con un costante decremento della propria autostima e un’escalation della perdita di speranza che rendono impossibile alla vittima la via di fuga dal rapporto tossico.

Si può parlare di co-dipendenza quando la scelta del partner è inconsapevolmente incentrata su determinate caratteristiche (partner problematico-patologico-dipendente). Persona che a sua volta necessita di qualcuno che la salvi; sono queste situazioni in cui maltrattamenti e violenza sono spesso la norma.

La dipendenza affettiva comporta considerevole vulnerabilità sotto il profilo sia psichico sia fisico ed è in grado di generare disturbi psicosomatici, depressione, ansia, attacchi di panico e concorrere a sostenere e alimentare eventuali disagi pregressi.

La difficoltà di uscire dalla relazione di dipendenza

Evidente dunque la difficoltà del dipendente affettivo a uscire dalla relazione fonte di stress e sofferenza. Anche quando il rapporto si fa insopportabile ed estremamente doloroso, l’altro resta comunque   irrinunciabile . Talvolta la persona dipendente affettivamente riesce a spezzare il legame tossico, salvo poi soffrire terribilmente e tornare quasi sempre sui suoi passi.

Come superare la dipendenza affettiva

Un percorso di psicoterapia quando perseguibile è lo strumento che permette di uscire da rapporti distruttivi, portare a un cambiamento delle modalità di scelta e di posizionamento nelle proprie relazioni affettive, evitando di ripetere copioni disfunzionali.   In sostanza consente di non ripercorrere il vecchio doloroso cammino e imparare a vivere relazioni appaganti che aggiungono reale benessere alla propria vita invece di sofferenza.

La riconquista di una migliore stima di sé, di un senso di sicurezza e padronanza personale, di autonomia decisionale, di chiari confini tra sé e gli altri, di appropriate competenze relazionali e il superamento di tutto ciò che si frappone, secondo il caso specifico, a un migliore benessere emotivo e nelle relazioni (come ad esempio le paure abbandoniche), sono alcuni degli obiettivi perseguibili attraverso la psicoterapia.

La terapia sistemico-relazionale, percorso psicoterapico di tipo breve/medio elettivo per i problemi di relazione,  ben risponde al perseguimento di questi importanti obiettivi.

 

BIBLIOGRAFIA: C. Guerreschi, La dipendenza affettiva. Ma si può morire anche d'amore?, Franco Angeli

Autori Vari . Manuale clinico di terapia familiare -Processi relazionali e psicopatologia - Franco Angeli

 

 

 violenza sulla donna psicologo roma nordLa violenza di genere

Il bilancio di questo terribile fenomeno in Italia è allarmante: 94 donne uccise nel 2018, la maggior parte tra le mura domestiche e in oltre la metà di esse l’autore è il partner o l’ex partner.

Ma il femminicidio è solo la punta di un iceberg di un fenomeno devastante che non cessa di arretrare, quello della violenza di genere, un concetto molto vasto che comprende una pluralità di atti, come del resto recita l'art 1 della dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne " ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà. “

Nei rapporti di coppia la violenza di genere è figlia di storie d’amore malate, di disagi personali e relazionali costruiti nel tempo, mai attenzionati, mai curati.

Non è facile per la donna uscire dalla spirale della violenza, spesso incapace di riconoscere di l’imbroglio relazionale di cui fa parte.

Le statistiche ufficiali mostrano un quadro impietoso del rapporto uomo donna

La donna vittima di violenza non dovrebbe avere paura di chiedere aiuto, dovrebbe poter contare sulla legge, sulle istituzioni e soprattutto su una rete di protezione che le consenta di sottrarsi in tutta sicurezza al proprio carnefice .

La normativa vigente legge 15 ottobre 2013 n119 persegue obiettivi di prevenzione dei reati, punizione dei colpevoli, protezione delle vittime.

Già nel 2011 in Italia è stata ratificata dal ministro Fornero la convenzione di Istanbul “primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro normativo completo a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/750635/index.html?part=dossier_dossier1-sezione_sezione2-h2_h22

La violenza di genere si combatte su più fronti e ad ampio raggio a livello sociale, politico, normativo, educativo, economico, sia con la prevenzione sia con la tutela effettiva della vittima su cui ci sarebbe molto da dire e ancora molto più da fare.

Purtroppo restano ancora vuoti sul piano dell’effettività degli interventi a sostegno della donna maltrattata o minacciata. Spesso si tratta infatti di tragedie annnunciate che senza interventi concreti di prevenzione, sostegno, aiuto, protezione alla donna in difficoltà consentano un buon margine di possibilità di evitare il consumarsi di tali tragedie. Molte donne hanno ancora paura di denunciare per il timore delle conseguenze e la percezione di non poter contare su effettive protezioni.

Informazione e educazione alla salute, in particolare quella psichica un po’ trascurata nel nostro paese, a partire anche dalle nuove generazioni.

La prima cosa di cui dovrebbe essere consapevole la donna è che la violenza non è mai giustificabile.

Allontanarsi ai primi segni di violenza, chiedere aiuto, rivolgersi ai centri antiviolenza prima che la situazione diventi più difficile e pericolosa per la propria salute e incolumità, sarebbe più che opportuno.

In questi casi isolarsi, tentare di risolvere da soli la situazione, continuare a subire, dare chances al partner violento sono modalità  da evitare.

 BIBLIOGRAFIA: C.a.do.m. “Rompere il silenzio” , 2005.

   Hirigoyen, M.F. “Sottomesse: La violenza sulle donne nella coppia” , 2006

   Andolfi, m. “La crisi della coppia”, 1999

   Seligman, M. Helplessness “On Depression, Development and Death” , 1975

SITOGRAFIA:

https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1768-quando-il-partner-e-violento-la-violenza-di-genere-nella-coppia.html

  

 

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