psicologoromalaura rinellaDott.ssa Laura Rinella  Psicologa Psicoterapeuta                                                  Iscr.Ordine Psicologi Lazio n. 6246
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fobiascuolaasiloIl rifiuto della scuola dell'infanzia/ scuola materna

L’ingresso alla scuola dell’infanzia ovvero l’asilo non è sempre esente da difficoltà, soprattutto se il bambino non è stato inserito al nido in precedenza e/o ha difficoltà a separarsi dalla madre o dal caregiver abituale.

Chi come genitore, non ha mai assistito ai pianti dei bimbi che varcano per i primi giorni le porte della scuola? Rientra infatti nei comportamenti fisiologici per età la protesta iniziale e la difficoltà a inserirsi in un ambiente nuovo nella prima infanzia, se poi però si risolve a breve e il bambino si adatta.

Alla protesta iniziale di separarsi dalla madre, ai pianti, segue poi gradualmente una fase di calma  in cui il pianto cessa e il bimbo segue le attività. Dopo alcuni giorni il bimbo è sereno e va a scuola volentieri.

E’ la reiterazione della protesta, la difficoltà protratta nell’inserimento, il mancato adattamento, che dovrebbe essere attenzionato .

In un’età precoce come quella della prima infanzia, il rifiuto della scuola si manifesta con ansia marcata e conseguente consistente agitazione, pianti protratti e disperati, suppliche, forte opposizione.

Si tratta di ansia di separazione, della difficoltà a staccarsi dal care giver, solitamente la figura materna, di lasciarla sola.Lo stile di attaccamento alla figura di accudimento e la qualità delle relazioni familiari in toto, giocano un ruolo determinante nel manifestarsi di questo disagio che tale si può definire se si protrae nel tempo, oltre le due settimane.

Molto importante è l'atteggiamento della figura di riferimento alla separazione, i segnali verbali o comportamentali in risposta alla protesta del bambino. Una madre ansiosa, ad esempio, invierà anche involontariamente al figlio la difficoltà di separarsi da lui che rinforzerà le difficoltà.

Fermo restando che  in caso di difficoltà protatte sarebbero  le condizioni di partenza  alla base  del disagio, al cui consolidamento concorrono i feedback successivi.

Questo a grandi linee generali, essendo ogni caso a sé.

L'opposizione e le proteste del bambino persistenti  oltre le due settimane segnalerebbero un disagio  al quale prestare attenzione. Senza lasciar trascorrere troppo tempo e  inutili allarmismi, sarebbe il caso di sentire il parere di uno psicologo, ricordando che la prevenzione risparmia il consolidarsi e il peggioramento dei disagi, quando ve ne sono.

Un orientamento molto indicato per questo tipo di difficoltà è quello sistemico-relazionale, che può accompagnare anche i genitori nella corretta  gestione del problema, essendo il loro apporto fondamentale.

Bibliografia: Bowlby John, Attaccamento e  perdita: vol 1. L’attaccamento alla madre, Bollati Boringhieri

M.Ammanniti, Psicopatologia dello sviluppo, Cortina

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